GLOBALE, NON PROVINCIALE

Sempre sul tema globalizzazione (vedi post precedente), è interessante uno spunto che va contro la comunicazione omologante.

Da un articolo di Giancarlo Livraghi su InterLex (3 febbraio 2000):

[…]
Dobbiamo anche imparare a essere meno provinciali. A non subire la “globalità” con una pedestre imitazione di una cultura dominante mal capita, ma a diventarne attivamente partecipi. Da qualche anno abbiamo finalmente capito che bisogna sapere l’inglese. Ma non siamo arrivati ancora a concepire il globalese non come una “lingua straniera” ma come la “seconda lingua” indispensabile per tutti.

Dobbiamo anche tener conto di una nozione teoricamente diffusa, ma troppo poco praticata. Le radici locali non si indeboliscono in un’economia globale ma si rafforzano. Un paese fortemente decentrato e con forti tradizioni locali, come l’Italia, è avvantaggiato nella “competizione globale”. Questo è uno dei tanti motivi per cui non dobbiamo copiare ciò che fanno gli altri ma cercare le nostre strade nel vasto e mutevole mondo della rete.

Sono questi, i valori su cui si concentra la formazione e l’impegno culturale? O stiamo creando ostacoli, fatiche, diffidenze e deformazioni con una pedestre e ostica “alfabetizzazione” tecnica?
[…]

Leggi l’articolo integralmente.
Fonte: gandalf.it

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