COMUNICAZIONE DEMOCRATICA

Possiamo chiamarlo V-Day after, il giorno dell’election day del nuovo PD. Ai vaffa di Beppe Grillo risponde Walter Veltroni, con lo stesso gesto, le dita a “V”, ma con significato opposto, festante.

Eppure, fra le grida e gli eccessi, gli spunti di Grillo non erano poi male: chiunque si definisca “democratico” dovrebbe avere come alleato uno che parla di legalità in parlamento e che difende l’accessibilità dei mezzi di comunicazione (la crociata pro open source contro il monopolio Microsoft).

E invece siamo ancora lontani. Lontani dal giorno in cui i democratici sapranno comunicare democraticamente, cioè in modo interattivo e partecipato, quasi automatico. Lo scarto fra le gerarchie politiche (benchè democratiche) e la “people web” è ancora paragonabile al web 1.0: autoreferenzialità e poca condivisione di contenuti.

Ma un dato è incontrastabile: nonostante la satira di Dandini e Crozza, la comunicazione grottesca di Padoa Schioppa e quella iconoclasta di Grillo, ci sono ancora tre milioni di persone che vanno a votare alle primarie, e che hanno voglia di dire “io sono on-line”.

E queste non si possono mandare affanculo.

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